Trascrivere un brano in formato MIDI


Cosa significa programmare in MIDI

Programmare in MIDI è un’attività ben distante dalla programmazione in senso stretto: i programmi MIDI (MIDI files) sono esclusivamente dedicati alla generazione di eventi sonori in una determinata sequenza, e possono essere scritti utilizzando applicativi appunto chiamati "sequencer". Questi applicativi, da qualche anno in qua, esistono sulle piu’ diverse piattaforme (chi ha iniziato a programmare in MIDI una decina di anni fa era obbligato ad acquistare un ATARI ST perché era l’unico computer con un buon software di sequencing, accoppiato a una porta MIDI IN/OUT fornita di serie). Anche i sintetizzatori professionali che supportano il MIDI hanno ormai incorporate funzioni di programmazione, sia pur più rudimentali a causa della mancanza, nella gran parte dei casi, di un buon monitor su cui visualizzare i dati.

Maggiori spiegazioni sul protocollo MIDI

La programmazione MIDI è composta essenzialmente di tre attività principali. Nessuna di queste attività è essenziale, e le fasi vengono elencate indipendentemente dall’ordine in cui partecipano alla creazione di un buon MIDI file.

Naturalmente questo elenco non comprende le fasi tradizionali di composizione musicale (armonizzazione, ritmica, arrangiamento etc.). Del resto, e questo è peculiare nel nostro caso, si può realizzare un buon midifile copiando una canzone già esistente, e quindi saltando la composizione, in quanto già svolta da altri!!!!

Bisogna d’altra parte dire che copiare un brano senza conoscere la musica è una pura utopia: questo è uno dei motivi per cui non esiste a tutt’oggi (e secondo me non esisterà mai) un software capace di realizzare il MIDI file di un brano musicale registrato su cassetta o CD!!!!

Trascrivere un brano MIDI

Lasciando da parte il brutto verbo ‘copiare’, cominciamo a dare alcune indicazioni su come programmare un brano MIDI. Ricordiamo che nel più generale dei casi il nostro obiettivo sarà quello di creare un file MIDI che, suonato sul nostro modulo musicale, riproduca esattamente o quasi il brano originale.

Anche qui inserisco una lista personale e assolutamente in nessun ordine, sia di importanza che temporale.

Impostazione della metrica e del tempo

In questa fase si imposta il sequencer sulla metrica del brano da trascrivere (3/4, 4/4, 6/8) e, dopo aver fatto partire il sequencer in registrazione, magari aiutandosi col metronomo interno, si cerca di trovare l’esatta corrispondenza tra tempo di esecuzione dei brani programmati e originali.

Ad esempio programmando la canzone ‘Tu non mi basti mai’ di Lucio Dalla, imposterò la metrica sulla segnatura 4/4 e su un tempo di 82 bpm. Eseguendo insieme i due brani scoprirò che il brano originale è un po’ più veloce, cioè anticipa il brano trascritto, e sperimentalmente troverò una corrispondenza impostando il tempo su 85 bpm. Teniamo presente che in alcuni casi il tempo varia durante l’intero brano. Possiamo, dopo aver impostato la velocità generale, utilizzare le funzioni di editing del nostro sequencer per le variazioni di tempo (alcuni sequencer utilizzano un’ottima schermata grafica allo scopo). Altre canzoni prevedono addirittura il cambio della segnatura durante il brano, e secondo me un buon sequencer deve prevedere anche questa eventualità.

Registrazione della parte melodica (la voce del cantante)

In questa fase possiamo scegliere di utilizzare uno strumento che assomigli alla voce dell’interprete del brano, o di utilizzare uno strumento diverso che abbia poca presenza in riproduzione (es. vibrafono basso di volume) per utilizzo karaoke. Se si utilizza uno strumento melodico senza decadimento (es. flauto dolce, violino etc.) occorre fare particolarmente attenzione alle note staccate e alle note legate. Il mio sistema (ma non la regola) è quello di registrare tutto legato, cioè con la nota successiva che inizia appena termina la precedente, tranne ovviamente le pause tra una frase e l’altra, e di ‘accorciare’ le note che nel canto precedono sillabe con doppie consonanti o pronunciate in modo particolarmente accentuato.

In seguito si possono utilizzare delle variazioni di pitch-bend e di modulation per simulare i vibrati e i glissati, a seconda dell’interprete.

Registrazione della parte ritmica.

Ebbene sì la trascrizione della parte ritmica è fondamentale, a mio avviso, nella trascrizione di ogni brano. Va quindi programmata cercando di azzeccare non solo gli elementi percussivi usati dall’esecutore del brano originale, ma anche l’intensità dei vari colpi. Diversamente, il brano risulterà piatto e poco espressivo.

Per la batteria il sistema che utilizzo è quello di registrare una battuta rappresentativa di una parte del brano, effettuando poi a video le correzioni in tempo reale mentre ascolto in loop il pezzo registrato. Ricordo che l'80% dei brani di musica leggera non presenta più di 2 o al massimo 3 schemi distinti di batteria. Molte volte poi le variazioni di schema seguono una logica "ereditaria"; ad esempio lo schema del ritornello è ricavato da quello della strofa aggiungendovi alcune percussioni o modificando quelle già esistenti.

Successivamente stendo la battuta su tutta la parte ripetendola più volte, e passo poi a ripetere il procedimento su un’altra parte. Alla fine programmo le variazioni (cioè le parti che ‘escono’ dallo schema generale del brano, es. lanci di batteria, crash, rulli, etc.).

Stesura della parte armonica (accordi)

Stesura e non programmazione, perché la parte armonica è il secondo scheletro su cui si regge un brano. Tutti gli strumenti, in particolare di accompagnamento ma anche i solisti, dovranno girare in accordo con una progressione armonica (o di accordi) che, se sbagliata, può anche trasformare un brano in un altro!

Questa fase può essere completata:

A) Completamente ad orecchio

B) A orecchio, aiutandosi con l’identificazione del basso e degli strumenti solisti

C) A orecchio con l’aiuto di alcuni software dedicati che cercano di identificare gli accordi a partire da un brano pre-registrato.

Stesura della parte di accompagnamento

L’accompagnamento è un po’ un ponte tra la ritmica e l’armonia: quando prendiamo la chitarra e cantiamo con gli amici eseguiamo in modo ritmico una progressione armonica.

Tenetelo presente quando programmate le parti di chitarra o di strumenti analoghi: non solo la parte dovrà assomigliare il più possibile a quella del brano originale, ma dovrà anche girare in feeling con la parte percussiva.

Basso

Il basso può essere programmato cercando di copiare pedestremente la linea del brano originale; qualora questo non fosse fattibile seguire i suggerimenti relativi all’accompagnamento, utilizzando il basso corrispondente all’accordo facendolo ‘tirare’ con la ritmica. Il risultato sarà perlomeno gradevole. A tal proposito ricordo che anche per quanto riguarda la parte di basso è molto importante la dinamica, anche se in questo strumento non è molto accentuata, così come mai molto accentuati devono il chorus e il riverbero (quasi zero) applicati al canale del basso. Molto importante (ricordiamo che il basso è per metà uno strumento ritmico) sono le alternanze tra note legate e note stoppate: le nota legata va fatta iniziare immediatamente dopo la fine della nota precedente. In molte situazioni si rende utile la programmazione delle cosiddette ghost notes: note cortissime, soliste o alternate alle note lunghe, che hanno funzione più ritmica che melodica (vedi brano "L'acqua al deserto"). Le ghost notes sono molto utili per simulare la stoppata della corda, ovvero il rumore della mano che ferma la vibrazione. In questo caso, dopo aver individuato le note stoppate, occorre farle immediatamente seguire da una ghost note di stessa altezza e di adeguata potenza.

Archi e pad

Per le parti di accompagnamento piu soft occorre innanzitutto basarsi sull’armonia del brano, per poi effettuare alcune variazioni percepibili dall’ascolto del brano originale.

Strumenti solisti

Riprodurre una sequenza solista è spesso banale, ma può diventare molto difficile in alcuni casi: a volte queste parti, puramente melodiche, sono eseguite a velocità allucinante, oppure nascoste dal resto degli strumenti. Se riuscite a copiare nota per nota un’assolo di chitarra (cosa comunque molto più facile che riprogrammare nota per nota una parte di piano in accompagnamento!) siete a metà dell’opera. Potete sempre avvalervi di strumenti software che rallentano la velocità di esecuzione del brano. Un mio consiglio è quello di ascoltare l’assolo più e più volte: dopodiché tutto sarà meno ‘tosto’!

Se proprio non riuscite potete registrare un vostro assolo personale, tenendo presente che dovrete farlo in feeling con il resto del brano (e quindi solo come ultima fase), e sperando che nessuno si accorga della differenza!.

Varie

Se la polifonia lo permette, si può raddoppiare una traccia su un'altra, assegnando delle varianti a quest'ultima. Ad esempio, si può raddoppiare una parte di chitarra classica ed assegnarvi una patch di chitarra nylon, oppure duplicare una sezione di archi alzata di un'ottava (trucco che utilizzo spesso per rendere particolarmente avvolgenti alcuni sottofondi di archi, posizionando le due tracce agli estremi stereofonici), o copiare una parte di sax abbassata di volume e spostata in avanti di una frazione di secondo per creare un effetto eco profondo. Un effetto molto interessante è il cosiddetto "tap delay", in cui ad una traccia originale vengono sovrapposte una o più tracce traccia secondarie distanziate di un tempo sottomultiplo esatto del tempo di esecuzione (es. 1/4, 1/8, 1/16 etc.).

Fate buon uso della eventuale disponibilità di un programma di sequencing audio (es. CakeWalk Pro Audio). Potrete registrare l'originale su una traccia audio e "comporre" il MIDI sulle altre tracce, senza possibilità di sbagliare i tempi di intervento (con questo sistema le stonature si sentono subito) o dimenticare alcune battute. Inoltre eviterete di consumare il registratore o il CD andando avanti e indietro...

Utilizzate le cuffie per ascoltare i pezzi che intendete riprodurre: anche se in genere un po' carenti di bassi (almeno i modelli sotto le centomila lire) permettono una ottima percezione di alcuni strumenti che suonano posizionati più su di un canale che sull'altro. Inoltre sarà più facile alla fine assegnare il giusto valore di Pan a ogni traccia.

Non abbiate paura di inserire vostre 'invenzioni' e di creare nuovi arrangiamenti. A volte è veramente impossibile riprodurre al 100% l'atmosfera creata da certi strumenti che non hanno corrispondenza nel General Midi (immaginate tanto per dirne una "Le Ragazze" dei Neri per Caso!!!).

Utilizzate il controllo di espressione per simulare attacchi molto lunghi e il controllo pitch-bend (anche conosciuto come modulation wheel) per simulare i glissati e i legati.

Definite bene le parti che verranno poi copiate diverse volte nel corso della canzone (strofe ritornelli etc.); eviterete così di effettuare correzioni multiple in fase di revisione.